Visualizzazione post con etichetta vangelo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vangelo. Mostra tutti i post

giovedì 21 febbraio 2013

Parola di vita di febbraio 2013




«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli»
(1 Gv 3,14).


Giovanni scrive alle comunità cristiane da lui fondate in un momento di grave difficoltà. Cominciavano infatti a serpeggiare le eresie e le false dottrine in materia di fede e di morale e c'era poi l'ambiente pagano, duro e ostile allo spirito del Vangelo, nel quale i cristiani dovevano vivere.
Volendo aiutare i suoi, l'apostolo indica loro il rimedio radicale: amare i fratelli, vivere il comandamento dell'amore ricevuto fin dall'inizio nel quale egli vede riassunti tutti i comandamenti.
Così facendo essi conosceranno cos'è "la vita", saranno cioè sempre più introdotti nell'unione con Dio, faranno l'esperienza di Dio-Amore. E facendo questa esperienza, saranno confermati nella fede e potranno far fronte a tutti gli attacchi, soprattutto in tempo di crisi.

«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli»
«Noi sappiamo...». L'apostolo fa riferimento ad una conoscenza che viene dall'esperienza. È come se dicesse: noi l'abbiamo provato, l'abbiamo toccato con mano. È l'esperienza che i cristiani da lui evangelizzati hanno fatto all'inizio della loro conversione; e cioè che, quando si mettono in pratica i comandamenti di Dio, in particolare il comandamento dell'amore verso i fratelli, si entra nella vita stessa di Dio.
Ma i cristiani di oggi conoscono questa esperienza? Essi sanno certamente che i comandamenti del Signore hanno una finalità pratica. Continuamente Gesù insiste che non basta ascoltare, ma occorre mettere in pratica la Parola di Dio
(cf Mt 5,19 - 7,21 - 7,26).
Ciò che invece non è scontato per la maggior parte di essi - o perché ne hanno una conoscenza puramente teorica, cioè senza averne fatto l'esperienza - è quest'aspetto meraviglioso della vita cristiana messo in luce qui dall'apostolo e cioè che quando noi viviamo il comandamento dell'amore, Dio prende possesso di noi, e ne è un segno inconfondibile quella vita, quella pace, quella gioia che egli ci fa gustare fin da questa terra. Allora tutto si illumina, tutto diventa armonioso. Non c'è più distacco tra la fede e la vita. La fede diventa quella forza che compenetra e lega tra loro tutte le nostre azioni.

«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli»

Questa Parola di vita ci dice che l'amore del prossimo è la strada regale che ci porta a Dio. Dato che tutti siamo figli suoi nulla sta più a cuore a lui quanto l'amore ai fratelli. Noi non gli possiamo dare una gioia più grande di quella che gli procuriamo quando amiamo i nostri fratelli.
E l'amore fraterno perché ci procura l'unione con Dio è una sorgente inesauribile di luce interiore, è fonte di vita, di fecondità spirituale, di rinnovamento continuo. Impedisce il formarsi nel popolo cristiano delle cancrene, delle sclerosi, dei ristagnamenti; in una parola «ci fa passare dalla morte alla vita». Quando invece viene a mancare la carità, tutto avvizzisce e muore. E si comprendono allora certi sintomi così diffusi nel mondo in cui viviamo: la mancanza di entusiasmo, di ideali, la mediocrità, la noia, il desiderio di evasione, la perdita di valori, ecc.

«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli»

I fratelli, di cui parla qui l'apostolo, sono soprattutto i membri delle comunità di cui facciamo parte. Se è vero che dobbiamo amare tutti gli uomini, è altrettanto vero che questo nostro amore deve cominciare da coloro che abitualmente vivono con noi, per estendersi poi a tutta l'umanità. Dobbiamo quindi pensare prima di tutto ai nostri familiari, ai nostri colleghi di lavoro, ai membri della parrocchia, dell'associazione o comunità religiosa a cui apparteniamo. L'amore ai fratelli non sarebbe autentico e bene ordinato se non partisse da qui. Dovunque veniamo a trovarci, siamo chiamati a costruire la famiglia dei figli di Dio.

«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli»
Questa Parola di vita ci apre prospettive immense. Essa ci spinge nella divina avventura dell'amore cristiano dagli sbocchi imprevedibili. Innanzitutto ci ricorda che ad un mondo come il nostro, nel quale viene teorizzata la lotta, la legge del più forte, del più astuto, del più spregiudicato e dove a volte tutto sembra paralizzato dal materialismo e dall'egoismo, la risposta da dare è l'amore del prossimo. È questa la medicina che lo può risanare. Quando viviamo il comandamento dell'amore, infatti, non solo la nostra vita ne viene tonificata, ma tutto attorno a noi ne risente; è come un'ondata di calore divino, che si irradia e si propaga, penetrando i rapporti tra persona e persona, tra gruppo e gruppo e trasformando a poco a poco la società.
Decidiamoci allora. Fratelli da amare in nome di Gesù ne abbiamo tutti, ne abbiamo sempre. Stiamo fedeli a questo amore. Aiutiamo molti altri ad esserlo. Conosceremo nella nostra anima cosa significa unione con Dio. La fede si ravviverà, i dubbi spariranno, non sapremo più cos'è la noia. La vita sarà piena, piena.
                                                       Chiara Lubich


domenica 11 novembre 2012

Parola di Vita - Novembre 2012

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).

domenica 8 gennaio 2012

Parola di Vita - Gennaio 2012

«Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 3,1).


::

mercoledì 28 aprile 2010

Storie di ordinaria vita cristiana

“Testimoni - Parola viva in fatti e storie di ordinaria vita cristiana”. Questo è il titolo della pubblicazione realizzata dalla Consulta delle Aggregazioni Laicali di Verona. Lo scopo è quello di far emergere esperienze, spesso sotto traccia, di vita ispirata dal Vangelo. Ne pubblichiamo una in attesa di riceverne tante da voi tutti, come concordato nell’Assemblea del 25 gennaio 2010.


Ogni mattina uno sguardo buono verso il collega scontroso


In ufficio lavoro con un collega di carattere molto diverso dal mio. Riservato, introverso, racconta pochissimo di sé. Questo temperamento si riflette anche nel modo di realizzare gli incarichi, che conduce in modo autonomo, condividendo raramente con i colleghi le scelte tecniche che spesso siamo chiamati a fare. Sento molto il disagio di questa situazione, un disagio condiviso. I tentativi di scalfire questo stato di cose sono risultati vani. Avevo anche comunicato questa difficoltà alle persone che condividono il mio cammino di fede, per capire con loro che cosa poter fare. Ma è stato con la frase del vangelo «aumenta la nostra fede» che ho sentito in modo più forte che mai che il cambiare il rapporto non dipendeva da lui, ma da me e dal mio credere che solo Dio può operare.
Così – anzitutto – mi sono impegnata a guardare in modo nuovo quel mio collega ogni mattino, cacciando ogni giudizio che può affiorare nel corso della giornata. Questo mi ha reso libera, per esempio, di accettare il silenzio che segue il «Buongiorno» quando entro in ufficio (lui è mattiniero e arriva prima di me!). Non ho fatto nulla di diverso da prima, è cambiata l’«anima». Dopo qualche giorno, dopo il suo «Buongiorno» è seguita la domanda su come sta Rachele (mia figlia, che era a casa con la bronchite). Poi inaltre occasioni mi ha chiesto un parere su come impostare un lavoro che doveva fare. E dal confronto è uscita una soluzione che non era nè la sua nè la mia, ma qualcosa di meglio! È bastato avere la fede.


Maria Daniela
(Tratta da: Testimoni - Parola viva in fatti e storie di ordinaria vita cristiana)


..