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giovedì 2 maggio 2013

Il mese di maggio con Maria





Il mese di maggio con Maria

(dal Punto Luce del 4 maggio 2007
di suor Nunziella Scopelliti)


          Il mese di maggio, dedicato alla Madre di Gesù, ci fa guardare maggiormente a lei. In Giovanni che ai piedi della croce accoglie Maria per Madre, noi siamo diventati suoi figli; prendendola come lui a casa nostra, viviamo con  lei, in lei, la vita di Gesù.

         Vorrei proporvi un modo per comprendere e "vivere meglio Maria" in questo periodo: scegliamo ogni giorno una litania della Madonna da custodire nel cuore e mettere in pratica, per esempio "Causa della nostra letizia", "Vergine clemente", "Madre purissima"...; potremo meditarne il significato, in un momento della giornata, per comprendere in che modo Dio ci domanda di incarnare nel quotidiano questo o quell'aspetto della vita della Mamma. Come figli siamo chiamati a somigliare sempre più alla Madre, in tutto. E' in noi, guardando come ci comportiamo, che chi non crede dovrebbe poter capire l'indole di Maria.

         Durante la giornata, cercheremo di tenere a mente la litania scelta, ce la scriveremo in qualche biglietto che ci faccia da pro-memoria, la ripeteremo interiormente per ricordarci di viverla nelle varie circostanze della vita quotidiana. Sono certa che alla fine di ogni giorno, Maria "passerà" sempre più in noi e la Mamma vedendoci più simili a lei gioirà nel rivedersi in noi, in tal modo, attraverso la nostra vita "persa" nella sua, diventeremo capaci di portare Gesù agli altri; la strada della santità si farà più agevole.

       La seguente presentazione delle Litanie lauretane, accompagnate da un piccolo commento scritturistico potrà aiutarci in questo cammino. Basterà scegliere l'una o l'altra litania e viverla.

       C'è una grande affinità tra lo Spirito Santo e Maria, potremmo dire che Maria attira lo Spirito Santo. Dove un'anima ama Maria, là lo Spirito Santo non tarda a operare meraviglie.

       Viviamo, allora, in comunione con questa dolcissima Mamma, sperimenteremo anche noi un rapporto più vivo con lo Spirito Santo: sarà il nostro modo di cogliere più profondamente il mistero della Pentecoste.




LITANIE LAURETANE MEDITATE




Sancta Maria  (Santa Maria)
 "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28).
 "Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione (1 Ts 4,3).
 " Il mio cuore è pronto per te, per te mio Dio" (Liturgia delle Ore,1^ antif. lodi mercoledì IV settimana).
       
Sancta Dei Genitrix  (Santa Madre di Dio)
 "Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!" (Lc 1,42). 
 "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio" (Lc 1,35).      

Sancta Virgo virginum (Santa Vergine delle vergini)
 "Come è possibile? Non conosco uomo" (Lc 1,34).

 "La figlia del re è tutta splendore, gemme e tessuto d'oro è il suo vestito.
 E presentata al re in  preziosi ricami; con lei le vergini compagne a te sono condotte; guidate in gioia ed esultanza  entrano insieme  nel palazzo del re" (Sal 44,14-16).

Mater Christi (Madre di Cristo)
 "Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù" (Lc 1,31).
        
Mater Ecclesiae (Madre della Chiesa)
 "Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio". Poi disse al discepolo:"Ecco la tua madre!" " (Gv 19,26-27).
            
Mater divinae gratiae (Madre della divina grazia)
 Maria Mediatrice di tutte le grazie (cfr. LG 62).

Mater purissima (Madre purissima)
 "Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio" (Mt 5,28).

Mater castissima (Madre castissima)
 "L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe" (Lc 1,26-27a).

Mater inviolata (Madre sempre vergine)
 "Giardino chiuso tu sei, [...] fontana sigillata" (Ct 4,12).

Mater intemerata (Madre senza macchia)
 "Togliti i sandali dai piedi, perchè il luogo sul quale tu stai è una terra santa" (Es 3,5).

Mater amabilis (Madre degna d'amore)
 "Beati i miti perchè possederanno la terra" (Mt 5,5).

Mater admirabilis (Madre ammirabile)
 " "Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte". Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!"  " (Lc 11,27b-28).

"Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente!" (Lc 1,49)

Mater boni consilii (Madre del buon consiglio)
 "Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno vino".  E Gesù rispose: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora". La madre dice ai servi: "Fate quello che vi dirà" ".      
  (Gv 2,3-5).

Mater Creatoris (Madre del Creatore)
"Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo. Un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi, la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perchè vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni" (Ap 12, 1-6).

Mater Salvatoris (Madre del Salvatore)
 "Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia" (Lc 2,7a). 
 "Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre"  (Mt  12,50).        

Virgo prudentissima (Vergine prudentissima)
 "Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore" (Lc 2,51b).
 "Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe" (Mt 10,16b).

Virgo veneranda (Vergine degna di onore)
 "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?" (Lc 1,43).

Virgo praedicanda (Vergine degna di fede)
 "Tutte le generazioni mi chiameranno beata" (Lc 1,48b).

Virgo potens (Vergine potente)
  "Donna, s'è tanto grande e tanto vali che qual vuol grazia ed a te non ricorre, sua disianza vuol volar sanz'ali" (Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, Inno alla Vergine).

  "Ha guardato l'umiltà della sua serva" (Lc 1,48).

Virgo clemens (Vergine clemente)
  Beati i misericordiosi, perchè troveranno misericordia" (Mt 5,7).

Virgo fidelis (Vergine fedele)
 "Chi perseverà sino alla fine sarà salvato" (Mt 10,22a).
 "Nessuno cha ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio" (Lc9,62)

Speculum justitiae (Specchio di perfezione)
 "Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti constringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle" (Mt,39b-42).

 "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perchè saranno saziati" (Mt 5,6).

 "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno, perchè in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse alle genti e noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede" (Gal 3,13-14).

Sedes sapientiae (Sede della sapienza)
"Pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo spirito della saèpienza. La preferii a scettri e troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto" (Sap 7,7-8).

Causa nostrae laetiziae (Causa della nostra gioia)
 "Maria fa lieta la sua casa di una limpida gioia" (Liturgia delle Ore, Inno delle Lodi della festa della Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe).

"Questo vi ho detto perchè la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena" (Gv 15,11).

Vas spirituale (Dimora dello Spirito Santo)
 "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio" (Lc 1,35).

Vas honorabile (Dimora colma di gloria)
 "Allora la nube coprì la tenda del convegno e la Gloria del Signore riempì la Dimora" (Es 40,34).
 "E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse" (Gv 17,5).

Vas insigne devotionis (Dimora consacrata a Dio)
 "Sia santificato il tuo nome" (Mt 6,9b)
 "Vi esorto [...] ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale" (Rm 12,1).

Rosa mystica (Rosa mistica)
"Poichè, come in un solo copro abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri (Rm 12,4-5).

Turris davidica (Gloria della stirpe di Davide)
 "Tu sei per me rifugio, torre salda davanti all'avversario" (Sal 61,4).

Turris eburnea (Vergine potente contro il male)
 "Allora il  drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù"(Ap 12 ,17).

 "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (Gn 3,15).

Domus aurea  (Casa d'oro)
 "Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi?" (1Cor 6,19a).
 "La Sapienza si è costruita la casa" (Pr 9,1).

Foederis arca  (Arca dell'Alleanza)
 "Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza" (Ap 11,19a).

 "Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle" (Ap 12,1).

Ianua coeli  (Porta del cielo)
 "Allora Gesù disse [...]: Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo" (Gv 10,7.9a).
 "Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna [...]" (Gal 4,4).

Stella matutina  (Stella del mattino)
"Al vincitore [...] darò a lui la stella del mattino" (Ap 2,26.28).
"Io, Gesù[...] sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino" (Ap 22,16).

Salus infirmorum  (Salute degli infermi)
"Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24b).
"Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori" (Is 53,4a).
"Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi" (Salve Regina).

Rifugium peccatorum  (Rifugio dei peccatori)
 "Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte (Lc 15,10).
 "Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato" (Lc 15,24).
 "Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte" (Ave Maria).

Consolatrix afflictorum (Consolatrice degli afflitti)
 "Beati gli afflitti, perchè saranno consolati"  (Mt 5,4).
 "A te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime" (Salve Regina).
               

Auxilium christianorum  (Aiuto dei cristiani)
 "Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi e io vi ristorerò" (Mt 11,28).

Regina angelorum  (Regina degli angeli)
 "Gesù Cristo "è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità degli angeli, i Principati e le Potenze" (1Pt 3,22)

"Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago" (Ap 1-2,7a).

"Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno (Gen 3,15).

Regina patriarcharum  (Regina dei patriarchi)
"Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe" (Es 3,6).

Regina prophetarum (Regina dei profeti)
"Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento" (Mt 5,17).

Regina apostolorum (Regina degli Apostoli)
"[...]erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù [...]" (At 1,14).

Regina martyrum  (Regina dei Martiri)
"E anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Lc 2,35b).
"Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c'è un dolore simile al mio dolore [...]"
(Lam 1,12).

Regina confessorum (Regina dei veri cristiani)
"Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleòfa e Maria di Màgdala" (Gv 19,25).

Regina virginum (Regina delle vergini)
"Figlie di re stanno tra le tue predilette; alla tua destra la regina in ori di Ofir" (Sal 45,10).

Regina sanctorum omnium (Regina di tutti i Santi)
"Ti saluto, o piena di grazia" (Lc 1,28).
"Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello" (Ap 7,14b).

Regina sine labe originali concepta (Regina concepita senza peccato originale)
"In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità" (Ef 1,4).

Regina in coelum assumpta (Regina assunta in cielo)
"Chi è costei che sorge come l'aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?" (Ct 6,10).
"Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà" (Gv 11,25).

Regina sacratissimi rosarii (Regina del Santo Rosario)
"Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore" (Lc 2,51b).

Regina pacis (Regina della pace)
"Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,9).
"Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace" (Lc 19,42a).

                                                Restandovi unita in Maria
                                                 suor Nunziella Scopelliti






mercoledì 13 marzo 2013

Il neoeletto papa Francesco, saluta il popolo: "Fratelli e sorelle buonasera"





Benedizione Apostolica "Urbi et Orbi":
Fratelli e sorelle, buonasera!
Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.
[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]
E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!
E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.
[…]
Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
[Benedizione]
Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. 
Buona notte e buon riposo!




"Habemus Papam". Proclamazione del nuovo papa Jorge Bergoglio, è Francesco!


Deo Gratias per il nostro Papa Francesco!


FRANCISCUS
13 marzo 2013

Annuntio vobis gaudium magnum;
habemus Papam:
Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum,
Dominum Georgium Marium
Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio
qui sibi nomen imposuit Franciscum
























giovedì 28 febbraio 2013

L'ultima udienza di Papa Benedetto XVI - il saluto di piazza San Pietro




"Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo

presso il Signore Crocifisso."

Benedetto XVI


Grazie, Santo Padre!
Preghiamo con e per te.
Ti vogliamo bene!

lunedì 25 febbraio 2013

Comunicato stampa "Preghiamo per il Santo Padre, Papa Benedetto XVI"



COMUNICATO  STAMPA

Christus vincit,! Christus regnat! Christus imperat! 
Exaudi Christe Summo Pontificet universali Papæ vita. Salvator mundi. Tu illum adiuva Sancta Maria Tu illum adiuva Sancte Petre Tu illum adiuva Samcte Paule Tu illum adiuva Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat. 


L’arcivescovo di Campobasso- Bojano, S.E. Mons. GianCarlo Bregantini, chiama a raccolta tutti i fedeli e istituzioni per una veglia di intensa  preghiera presso la Cattedrale della Ss. Trinità di Campobasso, giovedì 28 febbraio 2013 alle ore 20,30. «…il primato della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato e della carità si riduce ad attivismo. 

Nella Quaresima impariamo a dare il giusto tempo alla preghiera, personale e comunitaria, che dà respiro alla nostra vita spirituale. Inoltre, la preghiera non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma l’orazione riconduce al cammino, all’azione» (Benedetto XVI, Angelus, 25 feb 2013). La veglia sarà coordinata dal parroco della Cattedrale don Michele Tartaglia, dai gruppi scouts della Cattedrale e dall’Azione Cattolica.  Guidati dalla riflessione, dalla preghiera e  da spunti tematici sul percorso petrino di Papa Benedetto XVI che ha iniziato e concluso il suo Papato con un commosso e mesto Grazie! 

Il Presule di Campobasso invita tutta la comunità, cattolici e non, a radunarsi per una preghiera di ringraziamento e di sostegno al papa della Virtù di Fede come Pietro dal Morrone, Celestino V Papa, il santo  tanto caro ai molisani.  Benedetto XVI ha posto infatti al centro della suo apostolato,  la FEDE  lasciandoci un intenso ricordo,  strada certa per l’uomo e la donna affinché  ritrovino la libertà interiore, dell’unione sponsale con Dio, salvezza per l’umanità!   


Christus vincit!

L’Addetto Stampa

Preghiamo per Papa Benedetto XVI


Il Silenzio Interiore




Tacere dentro

 Non è possibile costruire una casa su un'altra, la stessa cosa succede per la nostra vita: non è possibile vivere un'esperienza nuova di Dio senza fare prima un vero silenzio interiore dentro di noi, senza, per così dire, demolire tutto ciò che non è Dio in noi.

Come fare?

In tutta la tradizione della Chiesa si è sempre valorizzato il silenzio. Perché? Di che genere di silenzio si tratta?
Immaginate una persona che, per esempio, tacitamente mediti un omicidio, non è certo questo il silenzio di cui parla il Cristianesimo. Allora di che silenzio si tratta?  

Non consiste nello "stare zitti", ma nel "tacere dentro".


Poveri in spirito 

Esiste nel Vangelo una beatitudine importantissima: "Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli" (Mt 5,3). Gesù, in questa beatitudine del discorso della montagna, non parla dei poveri sociali, ma dei poveri in spirito.

Essere poveri in spirito non è per niente facile.

Il povero attaccato a quel poco che ha, è molto più ricco del ricco. Quindi non è tanto questione di avere di più o di meno: ognuno deve avere tanto quanto Dio vuole, a seconda della sua vocazione; il difficile è essere poveri in spirito; è solo di questi ultimi - e non di quelli che non hanno niente - il regno dei cieli!

I poveri in spirito sono coloro, che si sono svuotati di ogni preoccupazione, di ogni pensiero buono o cattivo.

Davanti a Dio fa ostacolo il positivo, come il negativo. A questo proposito, va ricordato che il nulla resiste a Dio meno di qualche cosa (cfr. S. Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, libro 1, cap. 6,4). "Qualche cosa" può anche essere un'esperienza bella, positiva, il bene già fatto, la nostra spiritualità...

Allora che significa questo "nulla" che ha il potere di attirare Dio e di fare scoprire Dio?

E il silenzio interiore, il non ricorrere ai propri pensieri, anche santi; è la povertà di spirito.

Spesso fa molto più resistenza a Dio un pensiero buono, che uno cattivo, perché se siamo irreprensibili, perfetti, l'altro non ha niente da darci. Gesù dice: "Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori" (Mc 2,17b). Se siamo già buoni, virtuosi, Gesù non ha niente da dirci.

Ecco il primo paradosso: per riuscire a capire qualche cosa di Dio, è necessario non voler comprendere con la sola ragione; per riuscire ad avere il tutto, bisogna non avere nulla; per riuscire a intuire la luce, bisogna chiudere gli occhi della nostra intelligenza (cfr. S. Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, libro 1, cap. 13,11).


Puri di cuore

Ma c'è un'altra beatitudine, che può farci cogliere un'altra dimensione: "Beati i puri di cuore perché vedranno Dio" (Mt 5,8). Non è detto: "Vedranno Dio perché muoiono", ciò significa che sarà loro dato di vederlo fin da questa terra. Allora, se diciamo che non sentiamo Dio, che non lo capiamo, il motivo è uno solo: non siamo puri di cuore.

Se lo fossimo, dovremmo vedere Dio. Siamo invitati a fare opera di demolizione di tutto ciò che non è puro, facendo silenzio dentro di noi. Niente preoccupazioni, niente pensieri, niente desideri, niente passato...! Non interessa quello che abbiamo già fatto.  Se fino a ieri siamo stati santi, oggi potremmo fare una sciocchezza madornale, grande quanto la santità di ieri. Se fino a ieri siamo stati gli ultimi della terra, oggi, convertendoci, in una sola giornata, potremmo raggiungere altezze spirituali, che forse un'altra persona, che per tanti anni ha vissuto per Dio, non toccherà mai. Il passato non conta niente, se non a partire dal presente; conta questo momento di adesso.


Il silenzio dell'intelligenza, del cuore, della volontà.

Possiamo vivere e capire quello che Dio vuole da noi adesso, solo se ci svuotiamo di tutto il resto.

Quindi niente pensieri! Ecco il silenzio dell'intelligenza!

Niente "affetti" disordinati! Ecco il silenzio del cuore!

Non c'è bisogno di fare chissà quali atti impuri per non essere puri di cuore, per non riuscire a vedere Dio: basta che il cuore sia occupato da una persona nello stesso momento in cui, per esempio, stiamo incontrandone un'altra.

Niente progetti puramente personali! Ecco il silenzio della volontà. Dobbiamo volere quello che Dio vuole. Francesco d'Assisi parla di "altissima povertà" di mente, altissima povertà di cuore, altissima povertà di volontà (cfr. Regola Bollata, Fonti Francescane, n. 90).

Ecco la condizione indispensabile per essere di Dio.

In un certo senso, si può dire che Dio raggiunge il non essere e non l'essere; Dio si avvicina a chi non è e non a chi è.

Anche voi state forse accogliendo fino in fondo quanto vi dico, senza pensare ad altro, se così è, state facendo silenzio dentro di voi. Se ce la faceste a restare tutta la vita come in questo momento, la vostra esperienza di Dio si aprirebbe a una perenne novità.

Uno spazio per Dio

Considerate ogni momento presente, come un luogo materiale, come un quadratino, nel quale ci sia spazio per una sola persona; in esso o mettete voi, il vostro io, o mettete Dio, insieme "voi e Dio" non entrate, perché il quadratino è troppo piccolo.

Decidere di rinnegare il proprio io per far spazio a Dio, questo è il silenzio interiore.

Il quadratino della morte sarà un attimo: il più importante, preparato dagli altri.

Vi è mai capitato di vedere un falegname riverniciare un mobile? In quest'ultimo spesso ci sono delle parti rovinate e delle altre in cui la vernice è rimasta in buone condizioni... Il falegname, con la carta vetrata, scartavetra tutto, perché diversamente la nuova mano di vernice verrebbe a chiazze.

Immaginiamo la nostra anima come le pareti di un mobile. Quante volte ci capita di avere l'impressione che Gesù, come un falegname, scartavetri pure quelle quattro cose buone che abbiamo fatto nella vita! Se vogliamo il Dio di oggi, se desideriamo aprirci ad una nuova dimensione del suo Amore, dobbiamo avere il coraggio di lasciarci azzerare, senza tentare di salvare qualcosa. Dio non fa opera di restauro, non fa il ritocco sul mobile, egli fa "nuove tutte le cose" (Ap 21,5), creandole dal nulla. Allora, o accettiamo ogni giorno di lasciarci rifare da zero, o ci preoccupiamo di custodire quelle parti del mobile, che ancora restano in buone  condizioni, conservando il nostro io.

La vita con Dio consiste nello scartavetrare ogni giorno la parete della nostra anima, per rinnovare il colore: così diventeremo delle persone estremamente interessanti per gli altri, perché, per esempio, chi ci ha visti ieri colorati di rosso, ci incontra oggi colorati di verde, domani di azzurro, non ci si può annoiare con noi, perché Dio ci rinnova ogni momento.


Un silenzio amante

Se impariamo a fare la volontà di Dio, rinnegando la nostra, la vita diventa una novità perenne. Il nostro cuore purificato dai "suoi" affetti si dilata sulle dimensioni di quello di Cristo. I nostri pensieri particolari o egoistici si dileguano, mentre il nostro spirito percepisce la bellezza e l'altezza del pensiero di Dio. Allora soltanto possiamo arrivare a dire con san Paolo: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal 2,20).

Non è difficile per Cristo vivere in noi, difficile è per noi rinnegare noi stessi, perché egli possa "assumerci".

Non dobbiamo dare suggerimenti a Dio, dobbiamo piuttosto saperci intelligentemente mettere da parte, per fargli spazio in noi.

In fondo questo silenzio amante è la vera vita. Tutto il resto - che a volte ci occupa a fa sì che, invece di essere poveri dentro, siamo ricchi di noi stessi - è destinato inesorabilmente a crollare... Tutto ciò, che ci preoccupa, è destinato a passare: persone, situazioni, circostanze...

L'accoglienza dell'Amore

Che cosa non passa della nostra vita? Che cosa resta per sempre? Solo quanto abbiamo vissuto nell'Amore.

Per poter fare cose che non passano, è necessario che Dio le faccia in noi, solo lui può darci la capacità di amare davvero. Noi possiamo anche affezionarci a qualcuno, ma poi al minimo sgarbo che riceviamo ci sentiamo delusi, retrocediamo. Solo se nel "quadratino", di cui abbiamo appena parlato, mettiamo Dio e non il nostro io, diventiamo capaci di scegliere l'Amore, che non passa... Solo se la parete della nostra anima è tutta scartavetrata, tabula rasa, Dio può scrivervi ciò che vuole. Solo se il nostro cuore è puro, vediamo Dio... Solo se siamo poveri in spirito, siamo già nel regno dei cieli fin da questa terra... Se accettiamo ogni momento di offrire a Dio il passato, in tutto ciò che ha di positivo e di negativo, in questo santo oblio, acquistiamo la capacità di scegliere il Dio dell'oggi, sempre nuovo...

Per camminare sulla via dell'Amore spesso non solo fa ostacolo il ricordo dei nostri sbagli e fallimenti, ma anche quello di quei momenti di Dio, belli e significativi, che ci hanno colmati di gioia: insensibilmente finiamo col diventare ricchi delle cose di Dio e non di Dio; così facendo, amiamo le gioie, le consolazioni di Dio e non il Dio delle consolazioni.

Allora: silenzio completo, povertà, purezza! Ognuno scelga la parola, che più si adatta alla sua sensibilità, per disporsi a fare posto a Dio dentro di sé, perché Dio va solo dove trova spazio.

Lo Spirito Santo è molto delicato: se, per così dire, vogliamo precederlo, ci cede il passo... Se, invece, vogliamo seguire le sue indicazioni, andiamogli dietro docilmente. L'Amore esige la libertà dell'accoglienza.

Quello che conta è riuscire a fare questo silenzio interiore, come Maria, in lei, quasi vissuti da lei, che è l'ombra, su cui la luce di Dio risplende, il silenzio su cui la Parola risuona.

Vivere questa dimensione di accoglienza amante è imbattersi subito in Maria, fare di lei la nostra via. Nessuno ha saputo come lei vivere il silenzio completo di sé, per fare spazio alla grande rivelazione di Dio-Trinità.


                                                                   Suor Nunziella Scopelliti
Fondatrice Istituto religioso Suore del Bell'Amore 






domenica 17 febbraio 2013

Punti fermi su Benedetto XVI

13-02-2013 - di Omar Ebrahime


Adesso comincerà il toto-Papa e tutti a voler dire la loro, dal panettiere al tabaccaio. Su radio e tv per la verità il tormentone è già cominciato. Sia chiaro, non c’è niente di male in sé, la fede è anche un fatto di popolo e la Chiesa comunque è una presenza pubblica che vive nel mondo. Ma, come spesso di dice, non è del mondo. Vive nel mondo ma non è del mondo. E questo cambia tutto. Perché la Chiesa è anzitutto il luogo privilegiato della Grazia, il mezzo indispensabile e necessario della santificazione dell’umanità, con la sua vera sede che è in Cielo e il suo Fondatore, divino, che è Cristo. Ecco, in questi momenti non dovremmo mai dimenticarcelo. Quando pronunciamo quella parola, “Chiesa”, dovremmo tutti sciacquarci la bocca, contare fino a mille, fare un lungo respiro, pensare a quello che si sta per dire e poi, solo poi, andare avanti con la frase. A quel punto forse, se siamo onesti con noi stessi, come disse una volta un santo sacerdote, capiremmo che nel 90% dei casi quello che stiamo per dire è talmente ridicolo che faremmo più bella figura a tacere. Stiamo parlando dell’unica cosa che Dio ci ha lasciato, l’unica per davvero (perché anche le Scritture sono ispirate, non dettate), e ci permettiamo di sparare la prima cosa che ci passa per il cervello come se stessimo a parlare della nazionale di calcio al bar sotto casa. Siamo di fronte a un miracolo che si perpetua da oltre duemila per grazia di Dio, alla casa mirabile dove sono passati umilmente, in silenzio e in punta di piedi, Mistici e Dottori, Santi e Beati e poi arriva il primo pinco pallino qualsiasi e dovremmo pure starlo a sentire. Segni dei tempi. Ma il senso profondo e la ragione stessa della vita della Chiesa non è in ciò che si vede, magari superficialmente. Così, tanto per parlare chiaro, non è nei salotti televisivi, non è nelle interviste ai vaticanisti e non è neanche nei commenti sui giornali di qualche ecclesiastico. Il senso della sua vita è nell’elargizione della Grazia sacramentale che si propaga ogni giorno che il Padreterno manda in terra. Santa Teresina lo espresse icasticamente, in parole mirabili: “se la gente vedesse che cosa accade realmente sull’altare durante la Santa Messa, gli ingressi delle Chiese dovrebbero essere presidiati dalla forza pubblica”.
Voleva dire che la Chiesa è un dono che ci è stato fatto, inestimabile, di cui non si dirà mai bene abbastanza. Per questo servire la Chiesa è un onore. Un onore straordinario. Il senso della rinuncia di Papa Benedetto è anche qui: al vertice della Chiesa visibile, militante, come si dice in termini più pregnanti, c’è il Pontefice, ma il Pontefice, lo suggerisce il nome stesso, è un ponte tra Cielo e Terra, un mezzo - il Vicario per l’appunto - di Cristo. Benedetto XVI l’ha servita instancabilmente e siccome non c’è nulla di più prezioso da servire qui su questa terra vuole essere certo che neanche per un attimo la Sposa di Cristo possa apparire meno bella di quella che realmente è. E che il messaggio arrivi in tutta la sua grandezza. Perché alla fine è questa l’unica cosa che conta. L’aveva detto nell’ultima omelia da cardinale lui stesso: “tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono; i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. L’unica cosa, che rimane in eterno, è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità”. Al mondo che oggi si chiede smarrito che cosa resta, Benedetto XVI risponde serenamente che resta quello che abbiamo seminato nelle nostre anime immortali, e che ci accompagnerà per tutta l’eternità. Perché la vera vita è quella dell’eternità. La scena di questo mondo passa in fretta, sembra ripeterci il Papa con San Paolo, e stavolta lo fa con un gesto gigantesco. Alla fine “tutto passa, solo Dio resta”, scriveva già Santa Teresa d’Avila nel Cinquecento. A volte, forse, noi stessi rischiamo di dimenticarcelo.      
L’altra cosa che non deve sfuggirci in queste ore confuse è che il Pontefice ha compiuto il gesto nel giorno in cui la Chiesa universale ricordava solennemente l’apparizione dell’Immacolata a Bernadette, a Lourdes nel 1858. L’apparizione viene inaugurata (come poi sarà anche a Fatima) da un triplice comando imperativo: “Penitenza, penitenza, penitenza”. Sarà in seguito a queste parole che la piccola Bernadette berrà l’acqua torbida mischiata a fango che usciva dalla terra, mangiando dell’erba, nei pressi della grotta. Difficile non vedervi un qualche richiamo. Non solo. Nel suo breve annuncio di commiato il Papa ha detto: “Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando”. Proprio così: soffrendo e pregando. Non è quindi facendo chissà che cosa che si salva l’umanità ma tornando anzitutto ai fondamenti della spiritualità evangelica. E da notare anche l’ordine in cui il Papa mette le due cose: prima la sofferenza, poi la preghiera. Ecco, un cristiano normale, ascoltate queste parole, sa già che cosa deve fare. Senza perdersi in chiacchiere. Perché per quanto assurdo possa sembrare agli altri, il destino della Chiesa non si gioca nei salotti mediatici e nelle infinite dispute radiotelevisive ma davanti a quei Tabernacoli in cui in queste ore tutte le comunità claustrali sparse ai quattro angoli del mondo stanno pregando e vegliando, digiunando e quindi soffrendo, per il Pontefice e il Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa. E’ davanti alle candele che si spengono una dopo l’altra nel silenzio delle notti, mentre il resto dell’umanità dorme e va avanti come nulla fosse che si decidono le sorti del mondo. Non alla Casa Bianca, all’Eliseo o a Palazzo Chigi. Certo, chi non ha il dono della fede si ammazzerà dalle risate a leggere cose del genere ma l’ultima lezione di Benedetto XVI pare essere proprio questa: sofferenza e preghiera sono le vere armi che salvano il mondo. Queste armi, volendo, le abbiamo tutti. Il resto, ora più che mai, non conta nulla. Anche queste righe allora lasciano il tempo che trovano. C’è ben altro da fare, che è poi l’unica cosa necessaria. Non prima di avere detto un’ultima cosa però. Dal profondo del cuore: Le vogliamo bene Santità.       

Punti Fermi su Benedetto XVI



















domenica 20 gennaio 2013

Programma per la Settimana di Preghiera per l'unità dei Cristiani


Gli incontri si terranno tutti alle ore 19,00 


Venerdì 18 gennaio:

Incontro nella chiesa Valdese  (Campobasso, traversa via Cavour, 40)


Tema: Camminare in dialogo

 Interverranno:

  • il vescovo Mons. Giancarlo Maria Bregantini su Atti 2,1-12 "L’effusione dello Spirito,  dono della comprensione"; 
  • Dario Carlone su Luca 24,13-35 "La conversazione con il Cristo Risorto durante il cammino verso Emmaus".
§§§


Mercoledì 23 gennaio: 

Incontro nella chiesa della Riconciliazione (Campobasso, Viale del Castello,84)

Tema: Camminare oltre le barriere

Interverranno:

  •  il pastore Anziani su Efesini 2,13-16 “Cristo ha demolito quel muro che li separava” 
  •  il vescovo Mons. Giancarlo Maria Bregantini su Matteo 15,21-28 “Gesù e la donna cananea”

                                                                          §§§

Venerdì 25 gennaio:

Incontro nella chiesa Madonna della Libera (Campobasso, p.zza V. Emanuele II)

Tema: Camminare insieme nella celebrazione


Interverranno: 


  • il Pastore Ciccaglione su Abacuc 3,17-19 "Celebrare in un momento di difficoltà"
  • il vescovo Mons. Giancarlo Maria Bregantini su Luca 1,46-55 "Il cantico di Maria"


Il Signore, che continuamente prega per l’unità dei fratelli, ci doni frutti di pace e di speranza.


Fraternamente,
padre Loachim Blaj ofm. conv

Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani


Oggi inizia la Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani, che terminerà venerdì prossimo, 25 gennaio. Il riunirsi di tutti i seguaci del Signore in un unico ovile è stato “uno dei principali intenti del sacro Concilio ecumenico Vaticano II” (cfr. Unitatis Redintegratio, 1). Questa settimana di preghiera è una delle vie principali che si percorrono per cercare di raggiungere quest’obiettivo. Si tratta di un’iniziativa “introdotta nel 1908 da Padre Paul Wattson, fondatore di una comunità religiosa anglicana che entrò in seguito nella Chiesa cattolica. L’iniziativa ricevette la benedizione del Papa san Pio X e fu poi promossa dal Papa Benedetto XV, che ne incoraggiò la celebrazione in tutta la Chiesa cattolica con il Breve Romanorum Pontificum, del 25 febbraio 1916.” (Benedetto XVI, dall’Udienza Generale del 18 gennaio 2012) Ecco un appello del Papa di qualche giorno fa (cfr. Udienza Generale del 16 gennaio 2012):
venerdì 18 gennaio, è iniziata la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che quest’anno ha come tema: “Quel che il Signore esige da noi”, ispirato a un passo del profeta Michea (cfr Mi 6, 6-8). Invito tutti a pregare, chiedendo con insistenza a Dio il grande dono dell’unità tra tutti i discepoli del Signore. La forza inesauribile dello Spirito Santo ci stimoli ad un impegno sincero di ricerca dell’unità, perché possiamo professare tutti insieme che Gesù è il Salvatore del mondo.