sabato 9 agosto 2014

SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE MARTIRE


Edith Stein nasce a Breslavia, capitale della Slesia prussiana, il 12 ottobre 1891, da una famiglia ebrea di ceppo tedesco. Allevata nei valori della religione israelitica, a 14 anni abbandona la fede dei padri divenendo atea. Studia filosofia a Gottinga, diventando discepola di Edmund Husserl, il fondatore della scuola fenomenologica. Ha fama di brillante filosofa. Nel 1921 si converte al cattolicesimo, ricevendo il Battesimo nel 1922. Insegna per otto anni a Speyer (dal 1923 al 1931). Nel 1932 viene chiamata a insegnare all’Istituto pedagogico di Münster, in Westfalia, ma la sua attività viene sospesa dopo circa un anno a causa delle leggi razziali. Nel 1933, assecondando un desiderio lungamente accarezzato, entra come postulante al Carmelo di Colonia. Assume il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Il 2 agosto 1942 viene prelevata dalla Gestapo e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove il 9 agosto muore nella camera a gas. Nel 1987 viene proclamata Beata, è canonizzata da Giovanni Paolo II l’11 ottobre 1998. Nel 1999 viene dichiarata, con S. Brigida di Svezia e S. Caterina da Siena, Compatrona dell’Europa.



Qualcosa di Edith. La bellezza della donna che rinasce in Cristo



Nella notte del 6 agosto 1942, un treno della morte trasportava il suo lugubre carico di prigionieri (donne, uomini d’ogni età e bambini) verso le paludi della Slesia, ad Auschwitz. Tra essi c’era la Carmelitana claustrale con la sorella Rosa. Il loro reato era d’essere ebrei. Dopo due giorni di sete, fame e disagi terribili in vagoni piombati, furono tutti avviati alle camere a gas; e poi i loro corpi nudi, cremati o gettati in una fossa comune.

Suona fiera e stridente la dichiarazione ferma di Edith Stein: "Credo in Dio. Credo che la natura di Dio è amore; credo che nell’amore l’uomo esiste, è sostenuto da Dio, è salvato da Dio".




Nacque a Breslavia (allora in Germania, attualmente città polacca di Wroclaw) nel 1891, ultima di 11 figli, da una coppia di sposi ebrei.
Si distinse subito negli studi. Terminato il liceo, si iscrisse alla facoltà di filosofia e due anni dopo si trasferì a Gottinga per seguire i corsi di colui che ella riteneva il miglior filosofo vivente, Edmund Husserl.
Gradualmente subì una metamorfosi nella sua assidua ricerca razionale.
Durante una visita ad una chiesa cattolica, rimase meravigliata "Al veder entrare la gente tra un’occupazione e l’altra, quasi per una faccenda abituale o per una conversazione spontanea, rimasi colpita a tal punto che non mi riuscì più di dimenticare quella scena...".

Più avanti, essendo rimasto ucciso in guerra l’amico, suo giovane docente, Reinach andò a visitare la vedova sua amica, pensando di trovarla nello sconforto. La trovò invece con il volto segnato dal dolore, ma in un’atmosfera di indicibile pace. Lei stessa racconta: Fu quello il mio primo incontro con la Croce, con quella forza divina che la Croce dà a coloro che la portano. Per la prima volta mi apparve visibilmente la Chiesa, nata dalla Passione di Cristo e vittoriosa sulla morte. In quel momento stesso la mia incredulità cedette, il giudaismo impallidì ai miei occhi, mentre si levava dal mio cuore la luce di Cristo. E’ questa la ragione per cui, nel prendere l’abito di Carmelitana, ho voluto aggiungere al mio nome quello della Croce".

Ma un altro fatto fu ancora più decisivo. Fu ospite per un po’ di tempo di una coppia di amici convertiti al protestantesimo. Aveva a sua disposizione la loro biblioteca. "Senza scegliere, presi il primo libro che mi capitò tra mano. Era un grosso volume che portava il titolo: Vita di Santa Teresa d’Avila scritta da lei stessa. ne incominciai la lettura e ne rimasi talmente presa che non la interruppi finché non fui arrivata alla fine del libro. Quando lo chiusi dovetti confessare: "Questa è la verità". E' la conversione.

Aveva trascorso nella lettura la notte intera. Al mattino andò in città a comprare un catechismo ed un messalino: li studiò a fondo e dopo qualche giorno si recò ad assistere alla prima Santa Messa della sua vita. "Niente mi rimase oscuro. Compresi anche la più piccola cerimonia. Al termine raggiunsi il prete in sacrestia e dopo un breve colloquio gli chiesi il Battesimo. Mi guardò con molto stupore e mi rispose che era necessaria per l’ammissione in seno alla Chiesa una seria preparazione. Per tutta risposta riuscii a balbettare: La prego, reverendo Padre, mi interroghi...".

Dopo un approfondito esame, il prete meravigliato per tanta preparazione, fissò il per il capodanno del 1922 e proprio in quell’occasione Edith aggiunse al suo nome quello di "Teresa".
    Il Battesimo segnò un iniziale orientamento al Carmelo, ma nello stesso tempo determinò una dolorosa lacerazione con la madre, che non riusciva a capire perché la figlia non fosse ritornata al Dio dei suoi padri.

Intanto Edith continua nei suoi studi, conferenze e pubblicazioni rigorosamente filosofiche. Ma la filosofia diventa ormai sempre più per lei una verità senza anima man mano che arriva a gustare "la verità che si sa per amore".

Le leggi razziali di Hitler la cacciano dall’insegnamento. Da tempo ha presagito per la Germania, sua patria, e per gli ebrei, suo popolo, tragiche rovine, avvertendo tutti per tempo, inviando una lettera perfino al Papa.
Libera dall’insegnamento si concede finalmente alla sua nascosta impellente vocazione, ed entra al di Colonia. Teresa Benedetta della Croce si mette umilmente in fila con tutte le altre consorelle che di lei nulla sanno, disbriga con un certo impaccio i lavori manuali. E’ notevole il disagio da superare di fronte ad una vita fatta di una minuziosa prassi, che non si avvale tanto di principi razionali, ma di criteri ed atteggiamenti teologali.

Silenzio, solitudine, nascondimento, docibilità,lei che era abituata alle cattedre più prestigiose di filosofia, deve moderare anche la corrispondenza.

Solo in seguito, date le sue grandi capacità, le è permesso di riprendere i suoi studi e le sue pubblicazioni, in armonia con le sue nuove esigenze di vita claustrale.

Una rabbiosa ondata di razzismo la costringe a trasferirsi nel monastero olandese di Etch, ma anche là le deportazioni la raggiungono un giorno, quando due agenti della Gestapo si presentano per prelevarla Andiamo per il nostro popolo",furono le ultime sue parole udite dalle sue consorelle.
Aveva consegnato, prima di partire, un libro su San Giovanni della Croce non finito, quasi come testamento, intitolato "Scientia Crucis". E il suo ultimo biglietto dal campo di concentramento diceva: "Sono contenta di tutto. Una "Scientia Crucis" la si può acquistare solo se la croce la si sente pesare in tutta la sua gravità. Di questo sono stata convinta fin dal primo momento e ho detto di cuore: "Ave Crux, spes unica".

Si può pregare dopo Auschwitz? Edith Stein dimostra che si può pregare anche in un campo di concentramento.

Il giornalista Peter van Kempen ha testimoniato: "Ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad una donna spiritualmente grande e forte, che non sembrava venire a noi da un campo di prigionieri. Abbiamo parlato per 20 minuti. La prima cosa che la Serva di Dio mi domandò fù se le avessimo portato un abito... Mi disse che avrebbe sempre portato il suo abito di Carmelitana. Disse anche che nel campo si poteva pregare... Era contenta di pregare e di poter allo stesso tempo fare anche qualcosa per i compagni di prigionia. Parlò di donne che si trovavano disorientate con i loro bambini e delle quali doveva prendersi cura... Durante la conversazione ho fumato una sigaretta. Le chiesi se ne voleva una anche lei. Mi rispose che lo aveva fatto un tempo e che un tempo aveva pure ballato".

Un’altra testimonianza afferma: "Tra tutti gli altri deportati suo Teresa Benedetta attirava l’attenzione per la sua calma e il suo abbandono. Le urla e la confusione nel campo erano indescrivibili. Lei andava qua e là tra le donne consolando, aiutando e calmando come un angelo. Molte madri, vicine ormai alla follia, non si occupavano più dei loro bambini e guardavano davanti a sé con ottusa disperazione. Lei li lavava, li pettinava, e curava".   Confidò ad un compagno di prigionia: "Non avrei mai immaginato che gli uomini potessero essere così... e che le mie sorelle e i miei fratelli ebrei dovessero soffrire tanto... Ora io prego per loro. Ascolterà Dio la mia preghiera? Certamente ascolterà il mio lamento".

Forse spesso il suo pensiero andava al suo Carmelo, di cui disse: "Il Carmelo è un giardino in cui Dio e l’anima vivono in intimità... Ciò che più meraviglia è il fatto che lo spirito del Carmelo sia l’amore, e che questo spirito sia completamente vivo in questa casa... Non conosco nulla di più grandioso!".




Frasi di Santa Teresa Benedetta della Croce:


"Ciò che non era nei miei piani era nei piani di Dio"
"Chi non ha gambe tanto sicure nel cammino della fede può servirsi della Croce come bastone"
"Il Signore non sta nel tabernacolo per sé, ma per noi, perché ama stare vicino ai figli degli uomini e sa pure che abbiamo bisogno della sua presenza"
"Più si fa buio attorno a noi e più dobbiamo aprire il cuore alla luce che viene dall'alto"
"Alla fine della vita ci sarà una sola tristezza: quella di non essere santi"

"Il nostro amore verso il prossimo è la misura del nostro amore a Dio. Per i cristiani - e non solo    per loro - nessuno è «straniero». L'amore di Cristo non conosce frontiere"


1 commento:

  1. Ho letto con grande curiosita'
    la vita di questa Santa per la sua grande e vivissima intelligenza completata dalla fede, vero dono di Dio, in quel periodo storico tenebroso.

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