lunedì 15 febbraio 2010

Vocazione e Formazione in Celestino V

I PASSO: Vocazione e Formazione in Celestino V 


Puntate precedenti:
I dieci passi della fedeltà


Di Ylenia Fiorenza


Il primo dei dieci passi di fedeltà che vogliamo trarre e approfondire dalla storia di Papa Celestino è la vocazione, iniziando dall’aspetto più incisivo che, in qualche modo, influì sulle sue scelte. È il percorso di formazione che seguì frà Pietro da Morrone per arrivare alla scelta piena di una consacrazione al Signore. Vocazione e formazione, allora, come due facce della stessa medaglia. La verità della presenza di Dio nella sua vita entra a far parte della sua quotidianità, dove il ruolo della madre fu certamente il segno più evidente della stessa tenerezza di Dio. Questo perché fu quella stretta communio, che Pietro Angeleri ebbe con la madre, l’avvio verso la conoscenza, ossia l’esperienza più pura e semplice dell’esistenza di Dio, come ben riscontriamo nella Lettera del Vescovo, “Il Coraggio di rinunciare al Potere”: “Pietro Angeleri nato intorno al 1210 da famiglia contadina, fu penultimo di tanti figli”


Già questi primi tratti ci fanno cogliere un’atmosfera di assoluta semplicità, dove il lavoro diretto con la terra portava a vivere quei grandi valori morali, e ancor più quelle piccole gioie dentro giornate di grande fatica e sudore. E il Molise “conserva ancora oggi questo nobile carattere rurale, che lo caratterizza. Ed è solo in quest’ottica che possiamo comprendere tante direttrici sul suo sviluppo futuro. Qui, in questa vivibilità rurale, restano ancora oggi ben salde le radici del Molise. Da riscoprire, proprio per tracciarne un futuro concreto, anche per i giovani. Perché se la terra è rispettata, tutta la società cresce!”. Sembra che quel secolo così lontano, oggi ci parli di un evento mai invecchiato, mai gettato nell’oblio né corroso dallo scorrere inesorabile del tempo: la nascita di questo Papa molisano! Che orgoglio per questa terra! Un approccio iniziale che ci convoglia subito agli anni del suo noviziato, a quando Pietro aveva circa 19 anni, e studiava a Faifoli. 


È solo il capitolo introduttivo della sua scelta, entro il quale si legge chiaro che la radice ormai è già pronta per affondarsi nel terreno fertile della Parola di Dio, e per farsi fecondare dalla Sua volontà, che è chiamata d’amore per l’Amore. Come descrivere quel preciso momento, in cui la voce è tremula, il cuore dilatato e tutto attorno sembra assumere il volto della bellezza più inafferrabile, il suono più ineffabile?! Come contenere nella propria piccolezza quel grido di pienezza che ha invaso le fibre intime dell’anima, mentre la realtà sacramentale del Battesimo ora scorre nel fiume della consapevolezza, della conferma più diretta e personale?! Si, è l’ora in cui Qualcuno inaspettatamente inizia a dare il primo tocco sulla porta del cuore, e Pietro, seppure colto impreparato, è desideroso di scoprire quale mano avesse picchiato così delicatamente, fermandosi alla sua soglia. È l’inizio di una tensione profonda verso il mistero che pervade tutta la vita. Quel cenno appena abbozzato si fa evento di una chiamata, di quella chiamata! È la voce del Signore che raggiunge Pietro e diviene per questo giovane linguaggio dei cieli portato in un perfetto richiamo all’amore per la natura, per quei boschi che tanto lo attiravano e innamoravano. Il senso di pace fa sì che Pietro scelga senza sforzo né titubanza “la vita eremitica”, quella dedita alla preghiera solitaria, al silenzio, a contatto con la ruralità più inesplorata e incontaminata dal caos.


Pietro incontra il Signore lungo quei sentieri fatti di pietre consumate dalle piogge avventate, dove il solo riparo non è che una grotta scavata dentro la montagna. È una scelta che non lascia dubbi: Pietro diventa ormai il custode di Morrone! Non vuole agi, né alcuna forma di comfort; egli si preoccupa di alimentarsi con le cose che offre la terra, quella terra coltivata, curata, resa produttiva con l’amore seminato ogni giorno nei solchi dello Spirito di Dio. Pietro da Morrone presenta, senza altro, un modello particolare di sequela, ma ciò dimostra che il cuore è il luogo dove l’azione del Signore si fa storia, si fa la sua storia, fatta di membra impegnate a lodarlo attraverso tutte le faccende, i pensieri, le passeggiate ripide… Tutto, per Pietro, è sorprendente dialogo con Lui. Ed è proprio dalla natura che lui riceve la formazione più consistente, perché impara cos’è la pazienza, l’impegno disinteressato, senza avere l’affanno di diventare qualcosa o qualcuno, perché al Signore basta che lui sia così com’è! Sperimenta, infatti, cosa davvero conta nella vita e cosa invece talvolta bisogna tralasciare perché si dissolva e cioè le vie contrarie all’amore di Dio . E si tratta di un lavoro interiore, che necessita di coscienza libera quanto limpida, per poter discernere e attivarsi sempre nella logica del bene, della reciprocità, della solidarietà. Perché la vocazione è una ed è uguale per tutti: seminare, far crescere, alimentare, custodire il Bene e dedicarsi totalmente ad esso. È il Signore che ama in noi, ma tocca a noi consentire a Lui di compiere nella nostra vita meraviglie infinite di bene. In Lui, come Pietro, confidiamo perché il nostro cuore sia una culla dove il seme della speranza possa maturare e portare i frutti di un amore accolto e donato.


(continua)


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