lunedì 8 marzo 2010

La vita spirituale in San Pietro Celestino

IV PASSO
La vita spirituale

Puntate precedenti:
I dieci passi della fedeltà
Vocazione e Formazione in Celestino V
La scelta preziosa di Celestino V
Come intravedere: lo sguardo interiore

Di Ylenia Fiorenza

Siamo al quarto passo. Dopo aver scremato tutte le ombrosità dal nostro sguardo interiore, nel passo precedente, ora possiamo appoggiare le nostre dita su una nota ancora più sottile, quasi impercettibile tanto è l’orizzonte di dolcezza che essa ci può rivelare e schiudere alla nostra mente. E non può che essere quella della “vita spirituale”, si, quella dove è lo spirito ad essere librato verso le cime più folte dello splendore di Dio. Parlare della vita spirituale è parlare di due cose in particolare, che possono prendere benissimo l’abito temporale per essere descritti come momenti esclusivi, unici, che appartengono a tutte le persone viventi, di ogni tempo. Uno è quello del soffio vitale che dimora e compone tutto il nostro essere, la nostra vita. L’attimo in cui cioè l’alito di Dio si è fatto respiro in noi, infuso dentro il corpo per la nostra nascita nel mondo. E l’altro è il libero arbitrio, l’atto di fiducia totale di un Dio che non è dominatore, né invadente, ma totalmente Donatore di Sé, vale a dire Dio-Amore.

Parto da una convinzione, e cioè che nessuno può arrivare a parlare di vita spirituale, se questa non è anzitutto baciata col sigillo di una vita corporale. La vita spirituale cresce in sincronia con quella corporale. Separare la vita dello spirito da quella della carne è peccato contro il dono dell’esistenza, del venir alla luce, del nascere, del prendere corpo. La storia del pensiero spesso è stata, purtroppo, traghettata da questo errore. E come dimenticare a tal proposito l’esasperazione medievale, dove il corpo veniva tacciato come nemico: simbolo negativo, incline solo al peccato, alla concupiscenza, alla possessività! Quante lacrime rimaste inconfessate, quante uccisioni per eresie inesistenti, per ingiustizie compiute ai danni di innocenti, quanti roghi appiccati per spegnere vite pure! Non dimentichiamole queste pagine dolorose, perché sono sudari su cui piangere e chiedere perdono per il fanatismo, per l’insipienza, per la tirannia, per la superbia. La vita corporale è vita spirituale! E viceversa… Spirito e corpo coincidono, sono la stessa cosa, perché la vita si svolge mediante entrambi, amati e quindi creati in pari dignità da Dio.

San Celestino V, questo ce lo insegna, perché la sua vita spirituale non ha allontanato né distrutto quella corporale. D’altra parte senza il corpo come poteva dare testimonianza di quel che divampava nel suo animo? O come poteva avvicinare gli altri e farsi accanto? E nella Lettera del Vescovo Bregantini, questa verità a noi consegnata dal Papa Celestino, tocca la nostra stessa realtà: «Le difficoltà, le crisi, i fallimenti, il sentirsi incapaci di fare, di amare, fanno parte della vita di ognuno. Sono, infatti, momenti che tutti sperimentiamo. Ma è in queste esperienze che soprattutto si può comprendere che l’amore, quello di cui possiamo fare conoscenza incontrando Cristo, è l’unica risposta che può dare senso a tutto. E l’unica cosa che ci viene chiesta è fidarci di Lui, come lo è stato anche per Celestino V. Ti rialzi sempre. E sai rialzare anche chi ti è vicino e ti chiede una mano!»

Sentire lo spirito vicino a Dio e avere il corpo che testimonia la bellezza e quanto di buono arde in esso. Così come offesi nello spirito significa rifiutati nella propria persona, corpo compreso! Chi alimenta lo spirito con la preghiera e i buoni propositi, in verità prepara costantemente il corpo ad esporsi, come ha fatto proprio Gesù che, per dimostrare e rivelare in pienezza l’amore del Padre si “incarnò” e “consegnò” il proprio corpo, perché diventasse per noi tutti alimento, nutrimento senza fine di vita eterna. Ecco l’Eucaristia! Ecco cioè l’amore fattosi carne per cibare il nostro spirito! Cogliere l’armonia che intercorre tra spirito e corpo è vedere, partecipare e abbracciare la Trinità. Ma credere, invece, che la vita spirituale non abbia niente a che fare con quella fisica, sensibile è causa di auto-umiliazione e vivere uno scoramento interiore, una vera e pericolosa schiavitù, che può derivare dalla paura e arrivare a deprimere e scheggiare lo stesso contatto con la gente, le relazioni con l’alterità.

Da qui il nascere dell’oppressione, della repressione, della lotta contro l’altro. Perché avvertire di essere spirito non deve escludere la consapevolezza di essere anche corpo. E, dunque, soggetto e oggetto d’amore, sperimentato in tutta la persona. Il libero arbitrio non è che una porta da varcare o in bene o in male; o con atteggiamenti filiali o con arroganza. Siamo, perciò, creati e lasciati liberi di fare le scelte con il proprio cuore, legandolo cioè a ciò che più amiamo e sentiamo o crediamo ci possa rendere felici. Ricordando sempre che certe scelte, talvolta, ci possono privare della stessa libertà e farci prigionieri.

Il rischio è sempre presente, ma abbiamo il dono del discernimento e un Padre che veglia su di noi e che ci vuole far rimanere nella libertà, nella Sua beatitudine. Trovarsi nelle condizioni di poter percepire il brivido dell’estasi o dell’infinito è avere la straordinaria grazia di sentire smuoversi, sussultare nel corpo la gioia di esserci, specie quando è un sorriso o una parola gentile ad accrescere la fiducia in se stessi o in qualcuno, in modo particolare il sentirsi amati, notati, considerati, ascoltati, chiamati è la prima condizione per comunicare amore agli altri. La vita spirituale non è altro che un fatto di donazione vera e di gratuità che non dipende a priori da noi, ma in primo luogo da Dio, il quale amandoci ci ha dato la manifestazione suprema del suo amore, che è la consegna che Egli stesso ha fatto a noi di se stesso nel suo Figlio, che nel sangue ha pagato il prezzo dei nostri peccati, che nel corpo ha vinto la morte e nel corpo ci risusciterà.

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